La Borsa di Wall Street, ovvero quella di New York, è la più grande borsa valori del mondo per volume di scambi e la seconda per numero di società quotate.
Ripercorriamo insieme un po’ della storia della famosissima borsa americana.

La storia della Borsa di Wall Street

Nel XVIII secolo un albero di platano si ergeva nella strada di Wall Street, sotto il quale erano soliti riunirsi una moltitudine di commercianti che contrattavano e facevano business. Fu poi nel 1792 che questi decisero di riunirsi in un associazione dando vita al “Buttonwood Agreement”, le fondamenta del futuro New York Stock Exchange.
Il distretto finanziario di Manhattan diventò così in breve tempo uno dei più grandi quartieri affaristici di tutti gli Stati Uniti, dove si riunivano speculatori e mercanti, ed a cavallo tra il XIX e il XX secolo, questa zona di New York divenne una delle prime aree in cui vennero eretti enormi grattacieli.

La borsa di Wall Street ha continuato a crescere in maniera repentina con il Dow Jones industrial average il quale riuscì a toccare il livello record di 386,1 punti. Dal 1925 al 1929 le azioni aumentarono mediamente del 120 per cento tanto che sembrava essere giunta per tutti la manna dal cielo. Si moltiplicavano le storie di semplici segretarie che in poco tempo, grazie a investimenti borsistici a Wall Street, lasciarono il proprio lavoro di impiegate per vivere nel lusso più sfrenato.
Per questo motivo, l’America divenne il sogno di molti, divenne il Paese dove era possibile arricchirsi velocemente. Ben presto, però, il sogno svanì e si tornò alla cruda realtà.

Il grande crollo della Borsa di Wall Street del 1929

Il 1929 è ricordato nella storia recente per il “Grande Crollo” della Borsa di Wall Street, a cui fece seguito una lunga fase di depressione in tutto il paese.
Infatti, il 19 ottobre 1929 si registrano forti perdite a Wall Street: un’ondata di vendite che mise paura al mercato, anche se era da inizio mese che la crescita aveva mostrato segni di rallentamento.
Erano molti gli investitori che ancora credevano essere soltanto un fatto passeggero, con il valore delle azioni che sarebbe, a breve, ripreso a salire.
Il 24 ottobre 1929 arrivò però l’ormai famoso “Giovedì nero” a Wall Street, con l’indice Dow Jones che perse il 22 per cento a 299,5 punti rispetto al picco registrato ai primi di settembre. Ma il peggio doveva ancora venire.
Il martedì successivo, il 29 ottobre 1929, ribattezzato il Martedì nero (black tuesday), fece registrare un altro crollo di quasi il 12 per cento per l’indice Dow Jones. In meno di una settimana si era perso più del 40 per cento. Oltre 16 milioni e mezzo le azioni che passarono di mano, divenute però ormai “carta straccia”: non valevano nemmeno quanto i fogli utilizzati per stamparle.
Si parlò di una perdita pari a ben 9 miliardi di dollari, una cifra enorme per quei tempi, tanto da rendere il crollo della Borsa di Wall Street un avvenimento storico estremamente importante.

La Recessione

La notizia del crollo della Borsa di Wall Street venne accolta dal mondo quasi come una sorta di compiacimento. I quotidiani inglesi, il giorno dopo la grande caduta, sottolinearono sarcasticamente come il celebre mercato della ricchezza di cui tutti gli americani si vantavano da anni, ormai era crollato, con i teatri, i ristoranti e i negozi di oggetti di lusso già semi deserti.

In realtà non solo New York ma l’America tutta era in ginocchio. Molti coloro che rimasero abbagliati dalla opportunità di conquistare una ricchezza immediata ma che dopo il crollo di Wall Street, finirono senza più un soldo, e per di più con il fiato delle Banche sul collo, a chiedere il rimborso dei prestiti in precedenza contratti per partecipare a questa folle corsa a lusso e prosperità. Finiva così il tempo delle ricchezze fittizie.

La crisi incominciata con il crollo della Borsa di Wall Street dell’ottobre 1929 produsse i suoi più spaventosi effetti in breve tempo.
Dopo aver chiuso l’anno con un pil in crescita del 6,7 per cento, gli Stati Uniti nel 1930 persero il 9,8 per cento e nel 1931 un ulteriore 7,6 per cento. Crescevano i disoccupati: da un milione e mezzo di unità del 1929 a ben 8 milioni nel 1931. Le classi lavoratrici erano nella miseria più nera.

Una lenta ripresa

Nel gennaio del 1932 il Governo Usa decise di salvare dal fallimento le banche e le assicurazioni. Negli Stati gli istituti di credito chiusi dopo il crollo di Wall Street dell’ottobre 1929 furono oltre milletrecento.
A quasi tre anni dalla caduta del distretto finanziario di New York, l’indice Dow Jones di Wall Street segnava ancora un nuovo record negativo, con una perdita rispetto al picco del settembre 1929, di ben l’89 per cento. I disoccupati aumentarono a 12 milioni e il pil scese di un altro 15 per cento. Una vera tragedia economica dalle dimensioni enormi.
Serviranno ben 25 anni per tornare ai livelli prima della grande crisi: il Martedì 23 novembre del 1954 il Dow Jones battè il record del 1929 che resisteva dal 3 settembre di quello sciagurato anno.

Il crollo del 1987

Il crollo della Borsa di Wall Street di lunedì 19 ottobre 1987 è stato profondamente diverso dalla grande caduta del 1929. Un ribasso delle quotazioni davvero considerevole ma che si riuscì ad assorbire in pochi mesi. Furono sufficienti infatti meno di due anni per raggiungere un nuovo record storico.
Furono 500 i miliardi di dollari che andarono bruciati in quello che ancora oggi rappresenta il maggiore crollo giornaliero di tutti i tempi per Wall Street.

La caduta della borsa americana del 1987 provocò forti ripercussioni a catena in tutto il mondo, fra cui la piazza di Hong Kong, con il suo Hang Seng che chiuse in calo del 45,8 per cento, la borsa australiana del 41,8 per cento e quella inglese del 26,4 per cento.

A dieci anni di distanza, esattamente nel luglio del 1997, si assistette a un nuovo record
storico e all’inizio di un nuovo boom.

Bolla speculativa del 2000

La Bolla speculativa delle cosiddette Dot-com si è sviluppata nel periodo compreso tra il 1997 e il 2000. Proprio in quell’arco di tempo la capitalizzazione dei mercati dei paesi più industrializzati, registrarono un repentino incremento di valore delle aziende attive nei settori Internet e affini.
Si moltiplicavano la nascita di nuove società in ambito web e informatico, aziende per lo più di piccole dimensioni e scarsamente capitalizzate. Tutto ciò portò in breve tempo a un veloce incremento dei prezzi delle azioni, con la convinzione che profitti ingenti e progresso tecnologico sarebbero andati a braccetto per ancora moltissimi anni.
Ma il collasso a Wall Street era dietro l’angolo, precisamente tra il 2000 ed il 2001, con fallimenti a catena delle società Internet e con molte altre più solide, come ad esempio Cisco Systems, che si ritrovarono con perdite ingenti. Classico esempio è anche quello di Amazon.com, il cui valore delle azioni scese da 107 a 7 dollari.
Nonostante la bolla speculativa del 2000, la Borsa di Wall Street fu in grado di ritornare nel giro di breve tempo a livelli superiori di quelli passati. Oggi le stesse azioni di Amazon.com sono quotate a New York a oltre 400 dollari, e già nel decennio successivo alla bolla, oltrepassarono il picco registrato nel 2000.

La Borsa di Wall Street oggi

Ai giorni nostri gran parte dei lavoratori di Wall Street è formata da professionisti esperti nei campi della legge e della finanza, per lo più impiegati presso società.
Wall Street è sempre stata considerata un qualcosa a parte nella città, una vera e propria istituzione che ancora oggi vanta abitudini consolidate nel tempo e in grado di resistere per decenni alle regole dei governi.

Ecco spiegato il perché molto imprenditori, soprattutto provenienti dai ceti medi, incontrano ancora oggi parecchie difficoltà ad accedere alla Borsa americana di New York. Senza considerare che il New York Stock Exchange rimane ancora l’ultimo baluardo in cui le trattative non sono eseguite per via telematica ma di persona.